di Massimo Calvi
Parla di nichilismo morale e di tradimento di un principio base dell'etica pubblica il professor Stefano Zamagni, ordinario di economia politica a Bologna, economista civile, nel giudicare il "condono" che il governo concederà alle società concessionarie delle slot machine allo scopo di reperire risorse per finanziare l'abolizione dell'Imu. Solo 620 milioni di euro a carico del mondo dell'azzardo, a fronte dei 2,5 miliardi indicati da una sentenza della Corte dei conti per le irregolarità che avevano commesso nell'allacciamento delle slot alla rete che avrebbe dovuto calcolare giocate e incassi. Generando una maxi evasione.
«Mi spiace, ma il governo ha fatto una brutta scivolata ? sostiene Zamagni ?. Di fatto questo non è un premio, ma piuttosto un incentivo concesso per sanare un debito pregresso. Il problema è che viene dato a società che non rappresentano certo il lato virtuoso dell'economia di mercato».
Probabilmente i 2,5 miliardi di euro lo Stato non sarebbe riuscito a incassarli tanto facilmente. Dunque non è meglio ottenere un terzo subito?
Il governo ha motivato questo provvedimento proprio con la necessità di fare cassa. Ma in transazioni di questo tipo, come insegna qualunque teoria etica, bisogna verificare che nell'analisi dei costi e dei benefici i termini in gioco appartengano al medesimo ordine di valori. In questo caso non è così.
Perché?
Il beneficio è sul piano economico e monetario, dato che produce un aumento delle entrate fiscali.
Il costo, invece, è la chiara violazione di un principio di etica pubblica nell'agevolare attività moralmente illecite.
Illecite?
Attenzione, dobbiamo essere chiari. È evidente che si tratta di attività legittime, in quanto legittimate dalla legge. Questo nessuno lo mette in discussione, e lo dico senza entrare nel merito delle violazioni commesse dalle società e che poi ha portato alla sanzione per il danno erariale procurato. Il problema è che non tutto quello che è concesso dalla legge può essere allo stesso tempo considerato lecito moralmente. Altrimenti parleremmo di nichilismo morale, l'idea di Friedrich Nietzsche per cui la legittimità coincide con la liceità.
Ed è il caso di questo provvedimento?
La sanatoria della multa alle società delle slot nasce con lo scopo di fare cassa, ma per raggiungere questo obiettivo si accetta il principio del nichilismo morale.
Un brutto provvedimento, in quanto fa credere che vi sia una sanatoria per ottenere subito una somma che non si era sicuri di incassare, ma invece il costo che si viene a determinare comporta pesanti ricadute sociali.
Diciamo pure che il governo attua una specie di neo-macchiavellismo addolcito.
Torniamo al problema iniziale: di fronte al rischio di non incassare mai quei soldi, quanto regge l'"accusa" di nichilismo?
Il fatto è che le lobby organizzate riescono sempre a ottenere ciò che chiedono. E le concessionarie delle slot machine hanno ottenuto di pagare solo un terzo di ciò che dovevano.
Viene violato un principio di etica pubblica senza che vi sia un reale vantaggio per l'erario.
La cifra non è così bassa.
È semplicemente ridicolo: 600 milioni di euro per un Paese di 60 milioni di abitanti? Stiamo parlando di soggetti che svolgono attività non lecite da un punto di vista morale ai quali il governo concede anche un incentivo sotto forma di condono.
È una cosa pericolosa, ci si mette su un piano pendente molto rischioso per dove ci può portare: un cristiano non dovrebbe accettare di scendere a questi livelli.
Avvenire 31.8.13
Premiare Azzardopoli?
C’è un condono nemmeno troppo mascherato all’interno del decreto che ha permesso la cancellazione dell’Imu. Nello sforzo di individuare adeguate fonti di copertura per raggiungere l’obiettivo politico – strategico per la sopravvivenza del governo Letta – di rendere non tassabile la prima casa, infatti, una somma intorno ai 620 milioni di euro dovrà essere recuperata da dieci società concessionarie di slot machine. Alla cifra si è arrivati applicando uno sconto di circa il 75% a quanto gli 'industriali' dell’azzardo avrebbero dovuto pagare, circa 2 miliardi e mezzo di euro, per una serie di gravi irregolarità commesse per diversi anni nella gestione delle slot.
Al di là del caso specifico, diciamo subito che fondare su una sanatoria una manovra di riduzione della pressione fiscale, come è stata presentata l’operazione sull’Imu, e in attesa di capire che cosa ci riserverà il futuro a partire dalla nuova 'Service tax', non è un’operazione propriamente equilibrata sul piano del buon senso. Se poi si entra nel merito della vicenda, considerato a quale tipo di attività viene concesso lo sconto, diciamo che il disequilibrio si estende ai piani dell’etica e della responsabilità sociale. Una concessione che non è improprio (e neppure giocoso) definire azzardata.
Tutto incomincia nel 2007, quando un’indagine della Guardia di finanza appura che diverse migliaia di slot machine, per un lungo periodo dal 2004 al 2007, non erano state collegate alla rete della Sogei, la società delle Finanze, per il necessario conteggio delle giocate e delle vincite. In pratica le persone scommettevano, perdevano e vincevano, ma di questo non restava traccia nei computer dello Stato, e ovviamente nelle casse dell’erario. È un po’ come far viaggiare le macchine su un’autostrada non terminata e senza caselli, ma con qualcuno che riscuote comunque il pedaggio. Come questo sia stato possibile resta un mistero italiano.
L’indagine ha comunque evidenziato pesanti inadempienze nei controlli da parte dell’amministrazione dei Monopoli dello Stato, circostanza che è benigno definire paradossale, se si pensa a quanta evasione è stata possibile. All’inizio – come i lettori di questo giornale sanno, perché sono tra i pochi ad averlo potuto leggere, e con il debito rilievo – la procura della Corte dei conti aveva quantificato il danno per l’erario in 98 miliardi di euro: una cifra enorme, che teneva però conto anche di tutte le penali previste dai contratti con le concessionarie delle slot, ma che alla fine di una prima fase del contenzioso una sentenza ha ridotto a 2,5 miliardi. Il giro d’affari legato agli apparecchi per il gioco d’azzardo ammonta a circa 80 miliardi l’anno. E parliamo di un 'mercato' nel quale non si consumano solo drammi umani e familiari, e che ha costi rilevantissimi sul piano sociale, ma nel quale l’infiltrazione delle organizzazioni criminali, come è stato più volte denunciato e più volte appurato, rappresenta un rischio costante, elevatissimo e concreto.
Ora si potrebbe dire che di fronte al pericolo di un ancora lungo contenzioso con le società delle slot, e alla possibilità di non vedere un euro per molti anni, lo Stato abbia fatto di necessità virtù nel concedere un ulteriore maxi sconto sulla sanzione residua. L’argomento ha già 'giustificato' numerosi condoni in passato, e a seconda delle circostanze e degli obiettivi, in casi limite, potrebbe persino essere rispolverato. Ma come si fa a pensare che in questo caso si possa riproporre questo deprimente schema? Qual è il messaggio che un simile 'regalo' fa arrivare al Paese e al mondo delle imprese? Come si fa a spiegare a tutti noi, cittadini, che l’obiettivo della riduzione delle tasse – e per esteso, ammettiamo pure, del rilancio dei consumi – viene perseguito graziando i 'furbetti delle slot'?
Sia chiaro: non è in discussione l’idea di immaginare incentivi e premi ad attività imprenditoriali legittime in una fase in cui la coperta delle risorse è veramente corta. Anzi. Il problema sorge quando si entra in un territorio, quello di Azzardopoli e delle lobby che la governano, nel quale in questi anni gli argini sono stati quasi completamente divelti e i limiti all’invasione dell’illegalità sono purtroppo strutturalmente inadeguati. L’errore è impressionante, correggerlo è una priorità.
Massimo Calvi
Avvenire 30.08.12
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