Dalla scelta
della nuova sede di Amazon che sta facendo discutere gli Stati Uniti alla
rivolta dei "gilet gialli" in Francia, fino allo scontro italiano su
infrastrutture come Tav, Tap o termovalorizzatori, l’attualità sta fornendo
molti elementi per riflettere sulla dialettica tra città e territori
periferici, tra metropoli e piccoli centri, tra la vita urbana e quella di chi
abita più vicino alle campagne. Molti osservatori hanno giustamente notato come
tanta parte di questo tipo di tensioni sia alla radice del nuovo conflitto tra
il "popolo" e le "élite", la stessa dinamica che alimenta
il populismo politico in Occidente. Tuttavia la contrapposizione che emerge ha
anche una dimensione geografica da non sottovalutare se si vogliono cercare
risposte costruttive a questioni che non hanno un vero fondamento economico.
Prendiamo il caso della nuova sede di Amazon negli Stati
Uniti. Il colosso mondiale delle vendite online cercava da tempo un luogo dove
collocare il suo secondo cuore pulsante, dopo Seattle, che si trova sulla costa
Ovest. Molti speravano che Amazon raccogliesse l’offerta di un territorio o una
città con ambizioni di rilancio, invece la scelta è caduta sui quartieri di due
grandi e ricche metropoli della costa Est, New York e Washington. La decisione
ha riacceso il dibattito sulle due Americhe, quella dell’interno e quella della
costa, l’America profonda e quella delle élite, il Paese che vota Trump e
quello con simpatie democratiche. In realtà la scelta di Amazon, al di là della
convenienza fiscale ed economica, ha privilegiato esattamente le due città degliStati Uniti col più alto numero di talenti occupati in settori tecnologici,
metropoli già capaci di attrarre le migliori risorse umane del mondo.
L’investimento su questo tipo di futuro, essenzialmente
legato al capitale umano, ci ricorda che oggi le grandi città, le megalopoli,sono le uniche aree nel mondo al di fuori dell’Africa in cui la popolazionecresce sia internamente che per attrazione. I territori periferici, al
contrario, spesso conoscono una dinamica demografica opposta: la popolazione
invecchia e si contrae, i piccoli ospedali chiudono e vengono accorpati in
strutture più lontane, ci sono meno bambini e le scuole si riducono, i piccoli
negozi lasciano ancora più spazio alle grandi superfici commerciali, i servizi
si diluiscono, anche il postino non passa più tutti i giorni. Se nelle
metropoli il problema principale riguarda la vivibilità, con traffico e
inquinamento in testa alle lamentele più ricorrenti, nelle campagne e nei
territori periferici dei Paesi sviluppati il cahier de
doléances ha una lista di questioni capovolta. I
"gilet gialli" che hanno paralizzato la Francia, portatori di quella
rabbia che solo la Rete riesce a gonfiare a certi livelli, protestano contro
l’aumento delle tasse sul diesel e contro il fisco in generale, ma soprattutto
verso un modo di pensare la società e lo sviluppo che è percepito a misura
delle sole metropoli.
Il vero inquinamento dei "luoghi che non contano",
come sono stati definiti, è la paura di diventare sempre più marginali
perdendo, anche per effetto di una demografia negativa, i vantaggi di una
migliore qualità della vita e di una maggiore libertà d’azione. E in questo non
c’è una grande differenza tra Usa, Francia e Italia. Le grandi città chiedono
al Paese di investire in infrastrutture e tecnologia, hanno bisogno di treni ad
alta velocità, termovalorizzatori, energia; i "territori" e le
periferie sono i luoghi dove spesso tutto questo finisce per insistere senza
ricadute significative in termini di nuove opportunità.
La contrapposizione tra campagna e città, o tra centro e
periferie, non nasce oggi, tuttavia questa fase storica sta proponendo una
polarizzazione preoccupante e che, oltre al conflitto rancoroso che manifesta,
sembra trovare rappresentanza solo in una politica che cavalca la rabbia senza
riuscire a fare vera sintesi dei bisogni delle comunità. Eppure molti
indicatori rivelano come in Italia non siano le grandi città i luoghi nei quali
la qualità del vivere è percepita migliore. I centri minori e i territori
marginali dovrebbero tentare, anche facendo sistema, di individuare risposte
innovative e originali per essere sempre di più spazi vitali e generativi,
rifuggendo scelte antistoriche e attrezzandosi per attirare le risorse umane
che desiderano evadere da polveri sottili, strade congestionate e continue
nuove aperture di antiche trattorie.
Massimo Calvi
Avvenire, 21.11.2018