Che cosa prevedeva la legge sull’Ici?
L’Imposta comunale sugli immobili è stata istituita nel 1992
per tassare il patrimonio immobiliare. La legge sull’Ici esentava una lunga
lista di strutture, e tra queste vi erano anche gli immobili posseduti da enti
non commerciali, cioè non profit, ma solo a patto che all’interno vi si
svolgessero esclusivamente attività assistenziali, previdenziali, sanitarie,
didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive, nonché attività di
religione e di culto. Dunque le esenzioni riguardavano gli immobili di tutti
gli enti non profit, non solo quelli di proprietà della Chiesa. Inoltre,
alberghi o ristoranti non erano affatto esenti dall’Ici, anche se gestiti da
enti non profit o realtà ecclesiastiche.
Perché le esenzioni Ici al non profit sono state messe in discussione?
A partire dal 2006 la Commissione europea ha ricevuto una
serie di denunce che contestavano la legittimità delle esenzioni Ici al non
profit. L’iniziativa nasceva dal partito radicale e ha prodotto un lungo
contenzioso con Bruxelles. Tra i soggetti che negli anni si sono distinti nel
braccio di ferro anche due realtà che si ritenevano danneggiate dalla disparità
di trattamento: una scuola elementare non statale di Roma intitolata a Maria
Montessori e un Bed&Breakfast toscano. A loro giudizio le esenzioni
concesse alle scuole paritarie non profit o alle strutture di turismo sociale
li avrebbero sfavoriti.
Qual è stata la risposta della Commissione europea?
Il 19 dicembre 2012 la Commissione europea ha emanato una
decisione nella quale, alla luce delle norme Ue sugli aiuti di Stato, ha
considerato effettivamente illegittime alcune delle agevolazioni Ici. Bruxelles
non ha messo in discussione i sostegni alle attività sociali, ma ha rilevato
che per il diritto europeo non potevano essere concessi in quel modo, cioè
sulla base dell’assenza dello scopo di lucro di un’attività economica. Allo
stesso tempo la Commissione ha poi riconosciuto che sarebbe stato impossibile
per l’Italia recuperare le somme a causa della difficoltà di ricostruire il
dovuto dalle banche dati catastali e fiscali. Inoltre ha "promosso"
le agevolazioni della "nuova" imposta che dal 2012 ha sostituito
l’Ici, cioè l’Imu.
A quanto ammonta l’Ici che lo Stato non aveva previsto di
incassare?
Da sempre circolano cifre fantasiose su quanta Ici sarebbe
stata scontata agli enti non profit. In queste ore si parla di 5 miliardi come
stima dell’Associazione dei Comuni italiani (Anci). In realtà l’ufficio studi
Anci non ha mai fornito cifre in merito. Il Tesoro, invece, qualche anno fa,
con il gruppo di lavoro sull’erosione fiscale ha calcolato che tutte le
esenzioni Ici concesse a tutto il non profit italiano siano ammontate a circa
100 milioni l’anno. Va precisato che non si tratta di somme evase, ma di
imposte che lo Stato italiano non ha mai richiesto agli enti non profit.
Che cosa dice ora la sentenza della Corte di giustizia
dell’Ue?
La Corte di giustizia di Lussemburgo ha confermato che gli
aiuti della nuova Imu concessi alle attività sociali sono conformi al diritto
europeo, ma ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva giudicato
impossibile recuperare gli sconti della "vecchia" Ici sulle attività
economiche del non profit. Questo perché, secondo i giudici del Lussemburgo,
l’Italia avrebbe potuto trovare modalità alternative per riscuotere almeno
parte delle somme. Cosa succede ora è difficile da prevedere, tra calcoli da
fare, impossibilità di ricostruire dati del passato, prescrizioni fiscali,
valutazioni politiche o altro.
Massimo Calvi
7.11.18