«I dati sui positivi giornalieri? Al momento sono meno affidabili, perché
dipendono dalle strategie diagnostiche e riguardano tamponi fatti anche dieci
giorni prima. È più utile analizzare le cifre sui ricoverati e soprattutto
sulle terapie intensive»
E cosa dicono questi numeri?
«Che la Lombardia mostra un andamento incoraggiante, anche più roseo delle
previsioni di qualche giorno fa. Invece per il resto d'Italia, in particolare
il Centro e il Sud, saranno decisivi i prossimi giorni: se non si noterà una
flessione significativa dei ricoveri, allora vorrà dire che la data dei picchi
locali dell'epidemia si è spostata più avanti, anche di diverse settimane. E
potrebbero servire ulteriori misure di contenimento».
Alessio Farcomeni, professore ordinario di Statistica all'Università di Roma
"Tor Vergata", è stato il primo a segnalare, già il 18 marzo, quando
ancora le cifre di morti e ricoveri erano estremamente drammatiche, che per la
Lombardia l'inversione di tendenza sarebbe arrivata nel giro di pochi giorni.
Esperto di statistica applicata alla medicina e all'epidemiologia, con i
colleghi dello Stat-Group-19 sta monitorando da tempo l'andamento dell'epidemia
di Covid-19, fornendo ogni giorno, grazie a un modello ad hoc, una previsione
dei posti letto in terapia intensiva necessari in ogni regione. E in questo
momento, spiega, l'attenzione va posta sul Centro-Sud.
Cosa sta succedendo?
La speranza è quella di vedere in questi giorni una brusca frenata del
contagio, in tutte le aree. Sul Sud però non si possono fare previsioni, perché
non si conosce l'effetto dei rientri dal Nord ? in molti casi prontamente
isolati in casa, comunque ? e quanto le misure siano state rispettate
strettamente. Si possono solo monitorare i numeri fino almeno a sabato e sperare in una
riduzione generalizzata dei ricoveri giornalieri, anche in terapia intensiva. Se così non fosse vorrebbe dire che l'effetto benefico del lockdown del 10
marzo può essere stato mitigato in queste aree, a causa di comportamenti
scorretti.
Quale regione ha un andamento più preoccupante in questo momento?
Campania e Lazio hanno tendenze che vanno tenute sotto osservazione.
Al Nord il Piemonte. Nei prossimi giorni si capirà di più, soprattutto se
serviranno altre misure restrittive.
Più di così?
Ci sono diverse azioni, non legate al distanziamento sociale, che possono
essere messe in campo. Come l'uso più massiccio dei test diagnostici, magari
con una strategia di raggruppamento dei campioni, e re-test dei gruppi con un
campione positivo. O il tracciamento dei soggetti positivi, come ha fatto la
Corea del Sud con le applicazioni per smartphone.
Torniamo al Nord: si può veramente essere ottimisti?
Un'epidemia non segue un andamento deterministico, ma può oscillare e
quindi mostrare temporaneamente degli incrementi, anche in una tendenza orientata
alla stabilizzazione o alla decrescita. L'inversione in questo momento, però, è
chiaramente avviata, ed è accelerata proprio dalle misure restrittive in atto.
Se le persone continueranno a rispettare il distanziamento le cose
continueranno a migliorare. La domanda giornaliera di posti in terapia
intensiva si sta attenuando da vari giorni, ogni giorno ci sono più guariti che
deceduti, sono segnali positivi. Anche a Milano, che destava molta
preoccupazione, si incominciano a vedere ora i primi effetti del lockdown.
È possibile fare previsioni ancora più accurate?
Se potessimo avere a disposizione alcuni dati a livello individuale
potremmo stimare in maniera accurata, per area, il numero di non diagnosticati. Avremmo una valutazione più realistica. Inoltre se si potesse disporre di
un database con i ricoveri in terapia intensiva per provincia, o per Asl, si
avrebbero indicazioni utili sui picchi locali e si potrebbe così prevedere la
domanda di risorse sanitarie per ogni area.
Massimo Calvi
Avvenire
25/3.2020