In Italia c’è un nuovo Sud. Non è geografico, ma
generazionale, ed è rappresentato dai giovani: sono loro i nuovi poveri. Lo si
rileva da tempo, ma il rapporto Caritas diffuso ieri ne ha fornito una
fotografia nitidissima: la povertà è inversamente proporzionale all’età. In
sostanza più si è giovani e più è alta l’incidenza della povertà. Le cifre
aiutano a capire meglio: i poveri assoluti sono 11 ogni 100 tra i minorenni, 10
ogni 100 nella fascia tra i 18 e i 35 anni, solo 4 tra gli "over 65".
Parlare di giovani poveri vuol dire parlare di famiglie in difficoltà, ovvero
dei genitori che a fatica mantengono quei ragazzi. È tenendo ben presente
questo che può si può tentare una valutazione complessiva della manovra da 27
miliardi varata sabato. Cioè: quanto la legge di bilancio per il 2017 guarda ai
veri e nuovi bisogni, delineando un orizzonte di speranza, e quanto invece
rivolge il suo sguardo al passato o si piega sulle esigenze elettorali del
presente più stretto?
L’intervento sulle pensioni complica questo giudizio.
L’estensione e l’aumento della 14esima anche a chi povero non è, perché magari
possiede immobili o altre rendite, è misura incomprensibile se si pensa alle
verifiche patrimoniali che vengono richieste alle famiglie con figli quando si
tratta di concedere loro qualcosa. Inoltre grava su questa manovra una
correlazione impossibile da dribblare: il link con il referendum costituzionale
del 4 dicembre. Come non vedere nei tanti bonus un tentativo di raccogliere
consenso? Il grosso delle critiche si orienta inevitabilmente proprio in questa
direzione.
Ad essere onesti si dovrebbe ammettere che le "esigenze
elettorali" della politica economica non si sono materializzate
improvvisamente con il governo Renzi, anzi, e sarebbe ingeneroso valutare una
manovra esclusivamente da questa prospettiva. Guardando a famiglie, giovani,
scuola e povertà, nei mille bonus della manovra il volto "sociale"
emerge. C’è. Viene dopo la spinta corposa e importante per sviluppo e lavoro
data agli investimenti pubblici e privati, il taglio dell’Ires alle imprese e
la tassa "piatta" per quelle piccole, il recupero del nero fiscale
nascosto all’estero - misura ai confini, ma fuori dal perimetro tecnico, del
condono - ma c’è.
Il governo ha promesso che dal 2018 si incomincerà a
riformare il fisco nella direzione del Fattore famiglia per agevolare i nuclei
numerosi: non è subito, ma come "cauzione" ha concesso un anticipo di
600 milioni destinati alle famiglie bisognose con figli. Si tratta di politica
"contro" la povertà, non "per" la famiglia, tuttavia è un
passo importante. Al contrasto alla povertà è stato invece destinato il
miliardo già stanziato lo scorso anno, mentre i 500 milioni in più annunciati
arriveranno anche questi nel 2018. I sostegni che interessano più da vicino le
famiglie si sono moltiplicati: confermati il bonus baby-sitter da 600 euro
mensili e il bonus bebè da mille euro l’anno, la manovra introduce un altro
bonus da mille euro per l’asilo nido e un’una tantum da 800 euro per le future
mamme.
Conferme e novità anche sul fronte cultura e scuola, dunque
per i giovani. Resta il "vecchio" bonus da 500 euro ai 18enni, si
espande l’area dell’esenzione dalle tasse scolastiche e arrivano maxi borse di
studio per chi se lo merita. Significativa poi la "rottamazione
ideologica" che Renzi ha fatto nella contrapposizione tra scuole statali e
paritarie: nel miliardo aggiuntivo per la scuola una parte andrà alle paritarie
che accolgono molti disabili oltre che alle materne paritarie per il servizio
che svolgono. Chi critica questa misura non ha figli, sa poco o nulla delle
disabilità oppure non conosce il mondo degli asili.
Una legge di bilancio da sola non può decidere le sorti di
un Paese e la sua capacità di assicurarsi un orizzonte di speranza e di futuro.
Il premier lo ha riconosciuto: «Non ci sono bacchette magiche, ma passettini in
avanti su tutti i fronti».
La scommessa di un intervento in deficit, che può tradursi
in un differimento di tasse, è partita aperta. Lo sguardo sul passato
(pensioni) e sul presente immediato (referendum) è forte. I bonus possono
essere dolci graditi quanto dannosi per la salute, ma allo stesso tempo possono
diventare, se utili e necessari come molti degli interventi previsti, le basi
per le colonne di un edificio più grande. E nella proliferazione dei
"buoni" questa volta, più che in passato, sono stati messi a fuoco
temi e questioni cruciali: è su questi che ci si deve concentrare esercitando
la giusta pressione perché si trasformino nelle fondamenta di una politica
coerente nel sostenere i genitori, i giovani, i poveri. Dare corpo alle
ambizioni di uno sviluppo equo e sostenibile significa saper selezionare gli
interventi che guardano al futuro, ai figli di oggi e domani; e poi distinguere
le misure per sconfiggere la povertà delle famiglie da quelle per aiutare le
famiglie a non cadere nella povertà. Oggi c’è una finestra socchiusa, domani va
spalancata con coraggio.
Massimo Calvi
Avvenire 18.10.2017
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