Immaginate una casa con uno, due, tre, 10, 20 pulsanti
sparsi nelle stanze. Una casa piena di pulsanti. Ogni pulsante ha impresso il
logo di una marca ed è associato a un prodotto: la pasta preferita, l’acqua
minerale che si compra regolarmente, il solito detersivo, il caffè di cui non
si può fare a meno. Quando il prodotto sta finendo… “clic”, si preme il
pulsante giusto e il pacco arriva a casa il giorno dopo, senza costi
aggiuntivi.
È tutto qui il concetto di Amazon Dash Button, il
rivoluzionario pulsante che gli utenti del colosso americano degli acquisti via
internet ha introdotto anche in Italia. Dove sarà disponibile dal 15 novembre
solo per i clienti Prime. Ogni apparecchio associato a una marca – sono una
trentina al momento, da Barilla a Pellini, da Lines a Dash,
da Gillette e Pampers - costa 4,99 euro, rimborsati
dopo il primo acquisto. Perché facciano il loro dovere i pulsanti vanno prima
impostati dallo smartphone, il collegamento avviene grazie alla rete wi-fi, e
il consiglio è appiccicarli nei punti-chiave, sulla lavatrice o nel mobiletto
del caffè.
Lo shopping con un clic è un’idea di futuro. Che divide. La
marca non è più sugli scaffali fisici o elettronici, ma viene ad abitare con
noi. Pagano bene, le aziende, per ottenere da Amazon il privilegio di
installarsi nelle nostre case, conoscere le nostre abitudini, cancellare la
“frustrazione” – così dice il direttore di Amazon Dash, Daniel Rausch –
di terminare le scorte di prodotti che consideriamo essenziali. La seduzione di
una vita “mai più senza” è tale che diventa persino superfluo conoscere o confrontare
i prezzi nel momento del bisogno. Il clic è un gesto liberatorio: il pulsante
promette la fine dell’ansia da dispensa vuota, l’uscita dalla schiavitù delle
corse affannose per l’acquisto di un bene indispensabile che sta finendo.
Ordinare in modo ordinato.
All’invasione dei pulsanti non si sfugge. Presto arriveranno
lavatrici capaci di acquistare il detersivo da sole, lavastoviglie che
ordineranno pastiglie, sale e brillantante quando è necessario, stampanti
capaci di far arrivare il toner prima che finisca. E’ l’internet delle cose che
– hacker russi permettendo – sta diventando realtà grazie ai nuovi dispositivi
connessi in rete o dotati di pulsanti all’origine. Alcuni dei principali
produttori di elettrodomestici hanno già siglato accordi con Amazon nel programma
“Dash Replenishment”, che consentirà alle macchine di ordinare al posto nostro,
dopo essere state “istruite”, s’intende.
La rivoluzione del pulsante è nell’Internet, ma anche nella
logica delle cose. Un film di animazione nelle sale in questi giorni, “Cicogne
in missione”, immagina un futuro nemmeno troppo lontano in cui pennuti hanno
smesso di consegnare bambini, perché è molto più comodo e redditizio consegnare
pacchi per il leader mondiale degli acquisti via internet. Nel racconto i
pacchi hanno preso il posto dei figli (e i genitori trattano i pochi figli come
gadget). Ma qualcosa a un certo punto succede, la “fabbrica” dei bambini –
lettura peraltro ambivalente, con un fondo non del tutto rasserenante - si
rimette in moto e le cicogne riprendono a fare il loro lavoro: consegnare
bambini anziché pacchi. E tutti tornano spettinati e felici.
C’è, in effetti, una leggera incompatibilità tra l’idea
di una casa ordinata e invasa da pulsanti per lo shopping e un’abitazione
popolata da bambini. Cosa faremo del tempo che resta dopo aver programmato
tutti gli apparecchi pensati per renderci più comoda la vita? Forse avremo
voglia di uscire con i figli a fare la spesa in bici, salvo scoprire che la
strada è invasa da furgoni in doppia fila. Clic.
Massimo Calvi
Avvenire, 9/11/2016