Se le cose vanno bene in Germania è un buon segno per
l’Europa, perché quando la locomotiva incomincia a tirare tutti i vagoni si
mettono in movimento. Ma come può viaggiare un treno sempre più vuoto, con
sempre meno passeggeri e sempre più anziani? Potremmo leggerli così i dati
sull’economia tedesca, quelli che riguardano la vigorosa ripresa in atto in
questi mesi, ma anche quelli che raccontano di un Paese che a causa del declino
demografico nei prossimi anni rischia di viaggiare con il freno tirato, se non
peggio.
Ieri la Bundesbank ha offerto un quadro sul quale ci sarebbe
da riflettere molto come europei. I primi tre mesi dell’anno dovrebbero infatti
vedere un Pil in crescita dello 0,7% in Germania, più dello 0,4%
degli ultimi tre mesi 2016. L’accelerazione si deve in particolare
all’industria e ai consumi privati, ma è andato bene anche l’export, mentre la
disoccupazione è scesa ai minimi. Nel suo bollettino mensile la Banca centrale
tedesca insiste molto sul buon umore dei consumatori dovuto al momento felice del
mercato del lavoro, considerato che negli ultimi anni era stato questo un
importante fattore di fragilità. E a conferma del momento positivo ieri è
arrivato anche l’indice Ifo che misura la fiducia delle imprese, balzato in
aprile oltre ogni previsione a 112,9 punti, mezzo punto in più rispetto a
marzo.
Tutto bene, insomma, se non fosse che la frenata è lì,
dietro l’angolo. E per motivi strutturali, cioè non facili da rimuovere: le
poche nascite, l’invecchiamento della forza lavoro e il calo della popolazione.
Tra soli 4 anni, cioè dal 2021, secondo gli economisti della "Buba"
il tasso di crescita potenziale passerà dall’1,25% allo 0,7%.
Il problema è noto da tempo, anche se va interpretato. Con
600 euro di spesa annua pro capite la Germania è tra i Paesi che più spendono
alla voce "famiglia e natalità" (l’Italia è a poco più di 400 euro), il
tasso di fecondità è molto basso, ma negli ultimi anni ha continuato a salire
fino a 1,5 figli per donna (1,35 in Italia), mentre il saldo migratorio
nel 2015 è stato positivo per ben 1,1 milioni di persone. Eppure di recente
anche la Cancelliera Angela Merkel ha lanciato un chiaro allarme legato al
fatto che nei prossimi 16 anni la Germania dovrebbe perdere circa 15 milioni di
abitanti (oggi sono poco più di 82 milioni).
A differenza di Paesi come l’Italia, dove il problema è
persino più serio, sorprende come la Germania affronti con chiarezza questo
argomento, fornendo cifre e previsioni precise sui rischi dell’inverno
demografico. Una stagione di gelo che inevitabilmente interesserà tutti i
vagoni europei, non solo la locomotiva.
Massimo Calvi
Avvenire