La cronaca continua a raccontare di violenze e soprusi ai
danni di donne commessi da loro compagni, mariti o ex coniugi, di femminicidi
quali ultimo atto di relazioni guaste, spesso fondate sulla prevaricazione.
Nelle riflessioni attorno a questo fenomeno un aspetto di cui si parla forse
troppo poco è il ruolo che può avere la diffusione della pornografia nella
formazione emotiva e nella futura relazione uomo-donna, soprattutto tra i più
giovani. L’allarme ha un valore in prospettiva: a causa della ampia diffusione
di tablet e smartphone connessi a internet è sempre più frequente che anche
bambini di 8-10 anni abbiano accesso a contenuti pornografici e violenti.
Quando capita di parlarne tra adulti spesso si tende a sminuire la portata del
problema. In fondo, si obietta, la visione di immagini pornografiche non
trasforma tutti in prevaricatori o assassini. Oppure, altro argomento, non sarà
"un po’ di nudo" a rendere più violenti i maschi, anche perché a fare
la differenza è sempre l’educazione impartita dai genitori. La condizione della
donna nella società, inoltre, non è peggiorata (solo) a causa della
pornografia, né si può dire che le cose vadano meglio nelle società in cui è
vietata del tutto.
Tuttavia ci sono molte ragioni per parlare di un allarme
sociale, che produrrà frutti guasti in futuro. La pornografia rappresenta
sempre una degenerazione, a ogni livello e ogni età, ma se è impossibile
oscurarla poniamoci almeno qualche domanda che tenga conto dei cambiamenti
avvenuti. Che adolescenti saranno i tanti bambini che già negli anni della
scuola primaria si stanno abituando a guardare filmati pornografici? Che
immagine della donna e delle relazioni affettive potranno sviluppare da adulti?
C’è un altro aspetto che rende più urgente aprire una discussione: il mercato
del porno è cambiato radicalmente. L’accesso libero e gratuito a un bacino
sconfinato di filmati pornografici, senza filtri né alcun tipo di controllo, ha
prodotto una situazione da "far-west" che non prevede alcun tipo di
protezione. Nella stragrande maggioranza dei video pornografici offerti alla
libera fruizione tutto è "messa in scena" e recitazione, la
rappresentazione però si snoda secondo un copione di dominazione e violenza, di
sottomissione del corpo femminile fino all’umiliazione se non alla tortura. Il
piacere è presentato in funzione dell’annientamento della donna, il cui ruolo è
ridotto a un oggetto nella totale disponibilità dell’uomo.
Siamo in un mondo in cui la libertà di espressione è
garantita e tutelata. Ed è una fortuna. Nel momento in cui ci si trova ad
analizzare le manifestazioni di violenza, però, sarebbe opportuno riflettere su
tutto quello che può averle alimentate, anche solo in parte. Domandiamoci
allora se non sia possibile fare qualcosa di più, a livello tecnico o
legislativo, per porre dei freni e proteggere almeno i minori. È giusto, ad
esempio, che internet sia completamente aperto e fruibile da chiunque entri in
possesso di uno smartphone? Perché i contenuti violenti e pornografici non
possono diventare accessibili solo a utenti identificati? E se erigere barriere
in rete è difficile, perché non proibire ai più giovani di utilizzare alcuni
strumenti, ad esempio facendo in modo che sul mercato siano disponibili
smartphone per maggiorenni e per minorenni, con diversi livelli di accesso alla
rete e dunque di protezione? Di limiti sensati è piena la nostra società: le
automobili si guidano solo dai 18 anni in avanti e in base alla cilindrata,
alcool e sigarette non possono essere venduti ai minori, anche per le scommesse
ci sono barriere.
Appellarsi alla questione educativa è fondamentale, ma
lasciare che ogni responsabilità ricada solo sui genitori significa non tenere
conto dei limiti che questo comporta: spesso è proprio la loro assenza a
trasformare un problema privato in un’emergenza pubblica. Forse occorre fare di
più e servirebbero segnali più forti. Quando ci troveremo a esprimere condanna
e indignazione per il prossimo caso di cronaca dovremmo chiederci se non
abbiamo dimenticato di fare qualcosa di semplice, ma importante, per evitare
che tra bambini di oggi cresca l’uomo violento di domani. Le donne non hanno
proprio niente da dire?
Avvenire, 19.7.20018
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