Con 322 contagiati e 11 morti, al 25 febbraio 2020, l'Italia
è salita al terzo posto nel mondo per numero di persone infettate dal
coronavirus, dopo la Cina (77.660) e la Corea del Sud (977) e per decessi, dopo
la Cina (2.663) e l'Iran (16). Come mai?
Un motivo dell'alto numero di contagi è legato al fatto che
dopo la scoperta del paziente numero 1, a Codogno, in provincia di Lodi, a
differenza degli altri Paesi europei, i tamponi sono stati effettuati per
precauzione anche a persone senza sintomi. In pochi giorni i test complessivi
hanno superato quota 8.500, livello unico in Europa, dove invece in assenza di
una vera emergenza si è continuato a seguire il protocollo dell'Organizzazione mondiale
della Sanità, che prevede il tampone solo nei casi di sintomi in persone
rientrate dalle "zone rosse" cinesi, o che hanno avuto contatti con
persone già contagiate o con dubbio di contagio. In sostanza l'elevato numero
di test ha portato alla luce un elevato numero di contagiati. Per Walter
Ricciardi, membro dell'Oms e consulente del ministro della Salute, sui dati ha
pesato la «frammentazione» nell'azione contro il coronavirus, con «regioni che
facevano tamponi ad asintomatici e altre ai contatti. In questo modo si è persa
l'evidenza scientifica».
Quanti test sono stati effettuati negli altri Paesi?
In Francia, al 24 febbraio, erano stati effettuati
"solo" 475 tamponi, 12 sono risultati positivi, 11 sono guariti, un
paziente cinese è morto.
La Germania non ha diffuso dati sui tamponi, ma risultano 16
persone contagiate, 14 guarite e nessun decesso. Negli Usa il rapporto
test-contagi è simile a quello francese. In Gran Bretagna, dove si sono
effettuati test anche negli aeroporti e chi aveva sintomi dubbi è stato tenuto
lontano dalle strutture sanitarie, i tamponi sono stati invece ben 6.795, con
13 casi positivi, di cui 8 guariti. Proprio il caso britannico, che si avvicina
per numero di tamponi a quello italiano, ma mostra indici di positività assai inferiori,
dice però che l'Italia ha avuto qualche problema in più.
Come mai ci sono stati così tanti decessi in Italia?
Il numero di morti in Italia - sempre al 25 febbraio - è salito a 11. Questo conferma che il
nostro Paese ha avuto un problema maggiore. Alcuni virologi hanno spiegato che
essendo stato un ospedale uno dei focolai della diffusione del virus, questo
può aver contribuito ad accentuare le criticità in quanto il virus Sars-CoV-2
ha potuto contagiare velocemente persone già debilitate o in precarie
condizioni di salute. In seguito a questo anche diversi medici, peraltro, sono
risultati positivi, fatto che ovviamente può aver favorito la diffusione.
I casi di contagio che stanno emergendo in Europa collegati
al nostro Paese, possono rappresentare un problema nuovo?
Il ministro della sanità tedesco, Jens Spahn, ieri ha
dichiarato che «la situazione in Italia cambia anche la nostra valutazione
della situazione, dobbiamo quindi aspettarci che possa diffondersi in
Germania». Parole dette per convenienza politica? Il portavoce dell'Oms,
Christian Lindmeier, ha dichiarato che «l'Italia ha adottato le misure
appropriate per affrontare l'emergenza coronavirus», mettendo l'accento sulle
iniziative prese dal governo e dalle Regioni, definite «molto forti». Ampliando
lo sguardo, il capo del team di esperti della stessa Oms in missione in Cina,
Bruce Aylward, ha sottolineato che, anche se in quel Paese l'epidemia sta
rallentando, si deve «essere pronti a gestire questa situazione in una scala
più grande, e bisogna farlo rapidamente, perché il mondo semplicemente non è
pronto».
Quanto si deve essere preoccupati, a questo punto, per
l'epidemia di coronavirus?
Nonostante le molte notizie che tendono a delineare un
quadro negativo, gli esperti invitano a contestualizzare la situazione e a
vederla, pur nelle difficoltà del momento, per quello che è. «Dobbiamo
ridimensionare questo grande allarme, che è giusto, da non sottovalutare, ma la
malattia va posta nei giusti termini ? ha spiegato Walter Ricciardi durante la
conferenza stampa della Protezione Civile ?: su 100 persone malate, 80
guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente
sanitario, il 5% è gravissimo, di cui il 3% muore. Peraltro tutte le persone
decedute avevano già delle condizioni gravi di salute».
Massimo Calvi
26.2.2020