Le previsioni sulla popolazione mondiale

Da tempo diversi ricercatori sostengono che le previsioni dell'Onu circa l'evoluzione della popolazione sulla Terra, e dunque anche gli allarmi sull'esplosione demografica planetaria, sono da rivedere (su Avvenire ne abbiamo scritto spesso: shorturl.at/kuCJ6, shorturl.at/nrKS1).

Ora a sostenerlo è anche uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, a cura degli scienziati dell'Institute for Health Metrics and Evaluation (Ihme), finanziati dalla fondazione Bill e Melinda Gates. In sostanza le nuove previsioni indicano che dai 7,7 miliardi attuali il mondo dovrebbe raggiungere il picco di 9,7 miliardi di abitanti nel 2064, per poi scendere a 8,8 miliardi di persone nel 2100, cioè quando un bambino che nasce oggi avrà 80 anni. I nuovi calcoli "tagliano" di un paio di miliardi la cifra finora fornita dalle Nazioni Unite.

Questo però non vuol dire che ora andrà tutto bene e tutto meglio. Le trasformazioni demografiche, soprattutto se di questa portata, incorporano sempre una buona dose di tensioni quando non sono comprese in tempo e governate. Lo "sboom" della popolazione può essere molto più problematico da gestire dell'esplosione demografica. Pensiamo solo all'Italia: a fine secolo il nostro Paese potrebbe dimezzare la popolazione scendendo dai 60,6 milioni di abitanti del 2017 a 30,5 milioni, con effetti dirompenti per la sua economia, il Pil e il posizionamento nello scenario geopolitico. Nel 2100 l'Italia sarà solo al 25° posto tra i Paesi più ricchi (oggi è all'8°) superata da Israele, Egitto, Malesia e anche dall'Irlanda.

Un governo previdente dovrebbe intuire che le misure di sostegno alla natalità devono essere il centro dell'azione politica. Destino non diverso per Paesi europei come la Spagna o il Portogallo, mentre la Germania potrebbe perdere 17 milioni di abitanti e la Svezia guadagnarne 3 milioni.

Come mai questa revisione al ribasso delle stime, che prevedono per il 2100 una convergenza globale del tasso di fecondità a 1,7 figli per donna, sotto il livello che mantiene stabile la popolazione, dai 2,4 attuali? Le ragioni sono sostanzialmente tre: la diffusione dei programmi di istruzione delle donne nei Paesi meno avanzati, l'avanzata dell'urbanizzazione, e ovviamente l'accesso più facile alla contraccezione. Se vengono meno molti motivi di preoccupazione legati al numero di abitanti della Terra e all'impatto sull'ambiente (che resta un tema su cui mantenere alta l'attenzione), la vera questione sarà la distribuzione delle persone nel mondo: in alcune aree gli abitanti si dimezzano, in altre crescono meno del previsto ma raddoppiano. Cosa comporterà per la stabilità mondiale questa asimmetria?

Tra i 195 Stati analizzati, anche la Cina dovrebbe dimezzare i suoi abitanti, a 730 milioni, mentre nell'Africa sub-sahariana la popolazione triplicherà da 1 a 3 miliardi. La vera scalata al potere attribuito dalla popolazione la compirà la Nigeria, che passerà in otto decenni da 206 a 790 milioni di abitanti e sarà il secondo Paese più popoloso, dietro l'India ma davanti alla Cina, a sua volta sorpassata dagli Usa. Così il Ciad, da 15 a 123 milioni, e il Niger, da 21 a 185 milioni.

Più vicino a noi, il boom dell'Egitto che chiuderà il secolo a quasi 200 milioni di abitanti.

Massimo Calvi

Avvenire, 16.7.2020