L’Assegno unico va. Ma "solo" a 5,4 milioni di famiglie

Sei mesi di Assegno unico e universale (Auu) sono pochi per un bilancio definitivo ma sufficienti per capire che c’è molto lavoro da fare. Da marzo ad agosto, ha comunicato l’Inps, sono stati erogati 7,6 miliardi di euro, di cui hanno beneficiato 5,4 milioni di famiglie, per un totale di 8,7 milioni di figli. In media le famiglie hanno avuto 233 euro al mese, 145 euro per ogni figlio.

Queste cifre dovrebbero far riflettere. Raddoppiando la spesa dei primi sei mesi, infatti, significa che in un anno lo Stato potrebbe trovarsi a spendere "solo" 15 miliardi e rotti. Esattamente la cifra che veniva spesa (tra Assegni familiari e detrazioni fiscali e altri bonus) prima della riforma che ampliato la platea dei beneficiari. Il problema è che per l’Auu ci sarebbero almeno 20 miliardi a disposizione, grazie agli stanziamenti aggiuntivi.

"I dati dell’Assegno Unico - ha commentato Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle Famiglie e della Fondazione per la Natalità - mostrano che è l’unica vera riforma degli ultimi anni nel Paese, una riforma che finalmente ha messo le famiglie italiane nella condizione di vivere una vita più dignitosa e di comprendere come la nascita di un figlio sia un bene comune e non privato, esclusivo per la famiglia che lo mette al mondo".

Le cifre parziali rivelano però anche dell’altro. A mancare all’appello sono circa 1,8 milioni di famiglie, una su quattro, per 2 milioni di figli. "Ancora troppe famiglie non sono state raggiunte da questa misura e se questi numeri dovessero essere confermati a fine anno dovrebbero avanzare non poche risorse - ha detto ancora De Palo -. Speriamo che queste vengano utilizzate per rimodulare in rialzo gli importi, aumentando così le salvaguardie di chi rischia di rimetterci e allineando le cifre secondo i livelli dell’inflazione. Non si può risparmiare sulla pelle delle famiglie".

Ma da cosa deriva questo "buco" di almeno 5 miliardi? La prima ipotesi - poco plausibile, perché non capace di incidere così tanto - è che molte tra le famiglie più ricche possono aver rinunciato all’Assegno vista l’esiguità degli importi loro spettanti; la seconda è che a non tutti piace presentare l’Isee, per quello che può rivelare; la terza, che molti poveri non sappiano nemmeno che esiste l’Assegno. In ogni caso un problema, se in un Paese in declino demografico le risorse per la natalità non arrivano a destinazione.

Massimo Calvi
Avvenire
7.10.2022