Bonus bebè in arrivo

Prende forma il bonus bebè da 80 euro al mese, che dal 2015 sarà elargito ai nuovi nati (o adottati), per tre anni, a condizione che il reddito dei genitori non superi i 90mila euro lordi. Soprattutto, si fa chiarezza delle cifre che saranno stanziate. Ieri il ministero dell'Economia ha lasciato capire che non c'è stato alcun taglio rispetto ai 500 milioni inizialmente promessi dal premier Matteo Renzi. E dunque «nessun bebè sarà escluso». La conferma è arrivata anche dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Per il 2015, infatti, al bonus bebè basteranno 202 milioni di euro, mentre gli altri 298 milioni dei 500 annunciati saranno destinati a un Fondo per le politiche famigliari. In caso nascessero più bambini del previsto, in sostanza, il bonus sarà erogato attingendo proprio da questo fondo.
Sempre in tema di risorse, Lorenzin ha aggiunto che nel 2017 lo stanziamento sarà di 607 milioni, nel 2018 di 1.012 milioni, nel 2019 di 607 milioni e nel 2020 ancora di 202 milioni. Nei fatti, la Legge di Stabilità destina 3,642 miliardi di euro in 5 anni, «un finanziamento senza precedenti a sostegno delle nascite», ha aggiunto Lorenzin.
Ma come verrà elargito il bonus? In attesa dei dettagli che saranno contenuti nel decreto attuativo, è certo che l'assegno andrà richiesto dai genitori, dunque non arriverà in automatico, e ad erogarlo sarà l'Inps. Ancora da vedere, e qui la palla passa al Parlamento, se si tratterà di valutare il reddito sulla base dell'indicatore Isee oppure se si guarderà semplicemente alla somma dei redditi dei genitori. Altro aspetto decisivo, il bonus non concorrerà a far aumentare il reddito famigliare, dunque non rischierà di far scattare aumenti delle tasse o delle rette del nido. Inoltre, dal quinto figlio in poi, non si guarderà più al reddito per elargire il bonus.
Considerato che l'assegno sarà assegnato anche ai figli adottati dal 2015 al 2017, un'altra casella da riempire riguarda la possibilità di concederlo ai bambini in affido.
Il bonus bebè piace ai neonatologi della Società italiana di neonatologia (Sin). «Nei primi mesi di vita ? spiega il presidente Costantino Romagnoli ? le famiglie sono chiamate a spese extra, spesso non deducibili, per la cura e la salute del neonato: 80-90 euro al mese sono una cifra significativa per una famiglia monoreddito (7-8% dell'entrata mensile), ma anche per un nucleo in cui lavorano entrambi i coniugi, e con redditi bassi».
Ma se in un anno nascono poco più di 500mila bambini, come è possibile pensare di dare loro 960 euro l'anno e spendere solo 202 milioni nel 2015? Il punto è che i bambini non nascono tutti a gennaio, dunque la somma da elargire salirà progressivamente, assegnando gli 80 euro a circa 40mila bambini in più ogni mese. Inoltre i nati a gennaio incominceranno a percepire l'assegno almeno il mese successivo, quelli di dicembre solo dal 2016. L'auspicio è che le risorse siano messe a dura prova da un'inpennata della natalità e della speranza.
Massimo Calvi
Avvenire 25.10.14