La missione del non profit: educare gli assessori

C'è una nuova missione per il non profit: educare gli assessori. Aiutare i pubblici amministratori a comprendere che il modello dirigista nella gestione dei servizi sociali e del welfare non è più adeguato, non regge.
Oggi se si vuole continuare a mantenere in vita un sistema di Stato sociale che arrivi a tutti, un welfare universale, è necessario rivoluzionare l'approccio nella produzione dei servizi: da un sistema nel quale il pubblico produce in proprio, e al limite "delega" al Terzo settore e ai soggetti del privato sociale, a un modello di co-produzione. Dove la Pubblica amministrazione controlla, regola, accompagna, ma soprattuto co-produce, co-costruisce, co-gestisce insieme ai protagonisti, sempre più in rapporto tra loro, dell'economia sociale e del mercato "for profit".
È, come si dice, un cambio di paradigma, di cultura. Ed è per questo che l'economista bolognese Stefano Zamagni lancia una sfida a chi opera nel Terzo settore: andate ed educate alla sussidiarietà gli amministratori, non limitatevi a fare bene il vostro lavoro, ma cercate di avere una funzione "civilizzante" nel pubblico come nel privato for profit.
Il contesto è quello delle Giornate di Bertinoro per l'Economia civile, 14esima edizione dell'appuntamento dell'Aiccon (l'Associazione per la promozione della cultura della cooperazione e del non profit dell'Università di Bologna) dedicato alle questioni dello sviluppo sostenibile. Il tema di quest'anno porta a riflettere su «Dualismo e co-produzione». In buona sostanza: come superare i molti dualismi che frenano il nostro Paese, nello sviluppo regionale, ma anche nella contrapposizione tra sfera economica e sfera civile e sociale, tra reddito e fiducia; e come indirizzare il Welfare State verso un sistema fondato sulla co-produzione dei servizi.
Dove, e questa è una conseguenza necessaria, non si arriva più a parlare di utenti o di clienti, ma finalmente di «cittadini».
Il modello che pone la Pubblica Amministrazione al centro è superato nella percezione diffusa.
L'avanzata del non profit che - come ha rilevato il presidente dell'Istat Giorgio Alleva - negli ultimi 10 anni ha visto crescere gli addetti del 40% e i volontari di un milione e mezzo, ne è la prova. Ma a metterlo in rilievo è anche un'indagine Aiccon. Il 47% degli intervistati tra operatori del non profit, della pubblica amministrazione e imprenditori è convinto che per superare i dualismi nel nostro Paese occorra un nuovo paradigma di sviluppo che valorizzi i soggetti dell'economia sociale e coinvolga ancora di più le imprese for profit. Solo il 13% ritiene più utile rafforzare l'intervento del pubblico. Nell'assicurare l'universalismo del sistema di welfare, nemmeno chi lavora nella Pubblica amministrazione sembra credere in essa: il 20% di chi vi opera ritiene fondamentale affidare il compito anche al mercato. Invece il 77% degli intervistati crede in un modello condiviso tra imprese dell'economia sociale e Pubblica amministrazione.
Significativo anche il fatto che il 57% giudichi adeguati i contenuti della delega al Governo per la riforma del Terzo Settore, e che l'apprezzamento venga proprio dal mondo del non profit e della cooperazione, mentre ad essere meno convinto è la metà chi appartiene alla Pubblica amministrazione.
Come a dire che la strada da fare è soprattutto educativa, verso gli amministratori.
Mentre è forte la consapevolezza circa la necessità di assegnare al non profit un ruolo da protagonista, sviluppando forti relazioni con le imprese for profit. Qui il discorso porta dritto alla questione della misurazione dell'impatto prodotto dall'economia sociale, tema controverso. È possibile farlo? Zamagni ne è certo: il valore qualitativo può essere misurato. E anche la maggioranza del campione dell'indagine (55%) ritiene possibile raggiungere una metrica condivisa. Come, e insieme a chi, è la prossima sfida dell'economia sociale.
Massimo Calvi
Avvenire 11.10.14