L'esito del nuovo ulteriore ricorso - iniziativa dei radicali Maurizio Turco e Carlo Pontesilli - è aperto, i tempi non brevi, ma come l'ha presa il non profit?
«Tecnicamente è un contenzioso tra la Commissione e lo Stato italiano sul merito di quella decisione - risponde Marco Barbieri, portavoce del Forum del Terzo Settore - al limite può portare a una multa a carico di Bruxelles o dell'Italia. Non al recupero di quelle somme. In questo senso non mi sembra un'iniziativa molto intelligente».
Le regole attuali sulle esenzioni Imu possono essere rimesse in discussione?
I ricorsi a Bruxelles hanno generato un problema gigantesco non ancora risolto. Le nuove modalità per definire le parti non commerciali di un immobile di un ente non profit, ad esempio, sono incomprensibili e pericolose. Ci sono organizzazioni di volontariato che vivono grazie un immobile nel quale svolgono la loro attività e che ora sono destinate alla chiusura. Quello che non si vuole capire, in certi ambienti, è che a essere messe in ginocchio sono le parti più deboli del non profit, le più generative, non le più forti, che possono comunque pagare.
In un'intervista a Radio Radicale Turco ha parlato di un non profit che compete in condizioni di «privilegio» rispetto al privato for profit, e per questo di «competizione drogata».
Inviterei i radicali a guardare prima ai privilegi di cui godono le loro attività, poi a farsi un giro dalla parte delle associazioni. Equiparare una mensa per i poveri a un'attività di ristorazione non è molto sensato, così come mettere sullo stesso piano delle imprese di mercato le attività che danno lavoro a persone disabili o con disagi mentali, sostegno ai down, posti di lavoro a ex carcerati. Soprattutto se consideriamo che nelle aziende profit queste persone non trovano affatto lavoro, peraltro in violazione delle leggi sul collocamento obbligatorio.
Come giudica il fatto che si parli sempre e solo di «Imu per la Chiesa»?
L'argomento riguarda tutto il non profit italiano, non le sole attività della Chiesa nel sociale.
Confondere i due piani può servire ai titoli dei giornali, ma l'attacco è al non profit, un mondo molto vasto e senza il quale l'Italia avrebbe seri problemi. Pensiamo alla chiusura dei manicomi, a Franco Basaglia che invitava i lavoratori di quelle strutture a costituire cooperative, alle forme di intervento innovative in questo ambito, all'hotel Tritone di Trieste, una delle esperienze più incredibili di come si affronta la chiusura degli ospedali psichiatrici, e che si sostiene grazie alle agevolazioni concesse al non profit. Questo non è un mercato concorrenziale.
Circola la cifra di 4 miliardi che potrebbero essere recuperati dal non profit facendo pagare 5 anni di Ici dal 2006.
Questa cifra non l'ho mai sentita prima. Una stima è impossibile. Al massimo si può parlare di 500 milioni o poco più. Ma il problema non è il passato: dovremmo preoccuparci alle attività sociali che rischiano di chiudere già oggi anche grazie a chi ha messo il non profit nel mirino.
Massimo Calvi
Avvenire 6.11.14