«Sono nelle nostre mani. Noi li facciamo diventare sindaci, assessori e loro fanno quello che noi vogliamo, senza neanche pagare mazzette ». Questa frase è parte di un’intercettazione a un esponente della ’ndrangheta al Nord ed è riportata nell’introduzione al libro Corruzione a cura di Marco Vitale. Calza a pennello con la realtà che in queste ore sta facendo tremare la Lombardia, dopo l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti accusato di aver comprato 4mila voti dai boss.
Economista d’impresa, Vitale – che da assessore al Demanio al Comune di Milano nel ’94 aveva lanciato un allarme sulla mafia in galleria – oggi non si stupisce di fronte alle notizie di cronaca («sono anni che si conosce l’attività e la presenza della criminalità organizzata in Lombardia»), invita a una sollevazione forte della società civile, in particolare del mondo imprenditoriale («finora ha dato risposte troppo deboli») e ammette che il problema non sta nelle dimissioni o meno del governatore Roberto Formigoni perché, dice, «è tutto un sistemache va cambiato».
La Lombardia si sveglia un giorno e scopre che si può essere eletti in Regione comprando voti dai boss. Che effetto le fa?La ’ndrangheta qui è diffusissima, il fenomeno è noto agli inquirenti da anni, ma è stato sottovalutato dalla politica e dai prefetti perché finora i boss hanno usato più la corruzione della violenza. Ma la corruzione degli amministratori pubblici non è altro che una duplicazione di quello che si è visto in Calabria. E se la Lombardia non saprà reagire, tra qualche anno sarà trasformata.
Che cosa intende per reagire?
La magistratura inquirente e le forze dell’ordine stanno svolgendo un’opera silente ma importantissima, eppure non basta. Per fortuna la società civile lombarda è molto più solida di quella di altre regioni del Sud, ma la tenuta non può durare a lungo se non si alza il livello d’allarme. La società economica deve muoversi con maggiore decisione, perché in gioco non c’è solo la tenuta democratica, ma anche quella economica della regione. La presa di posizione delle associazioni imprenditoriali è insufficiente.
In che senso?La risposta degli imprenditori è inadeguata alla portata della minaccia, non si può vincere la sfida in questo modo, non basta fare manifesti, qui servono prese di posizione più forti e l’espulsione degli imprenditori che non denunciano. Gli inquirenti non possono essere lasciati soli in questa battaglia, la società civile e quella economica devono fare molto di più.
Quali sono gli ambiti da presidiare? Che anticorpi vanno attivati?
Edilizia, costruzioni, infrastrutture viarie, ora l’Expo. È chiaro che la Lombardia fa gola. E 'questi' sono bravissimi a inserirsi nei settori chiave, bravi a capire i punti deboli di un territorio o di un’istituzione, a controllare i voti, a spostare centinaia e centinaia di residenti per fare eleggere chi vogliono. L’acquisto di 'assessorati' è uno degli strumenti classici per avviare il meccanismo della corruzione.La politica come può reagire?
Non ha ancora ben compreso la posta in gioco. Qui il problema non sono solo le dimissioni del Governatore, si deve cambiare sistema, metodo, teste, moralità. Come dice il giudice Nicola Gratteri: dove c’è clientelismo c’è anche corruzione e c’è anche mafia. Pochi si rendono conto che oggi la Lombardia è diventata più pericolosa della Sicilia.
Economista d’impresa, Vitale – che da assessore al Demanio al Comune di Milano nel ’94 aveva lanciato un allarme sulla mafia in galleria – oggi non si stupisce di fronte alle notizie di cronaca («sono anni che si conosce l’attività e la presenza della criminalità organizzata in Lombardia»), invita a una sollevazione forte della società civile, in particolare del mondo imprenditoriale («finora ha dato risposte troppo deboli») e ammette che il problema non sta nelle dimissioni o meno del governatore Roberto Formigoni perché, dice, «è tutto un sistemache va cambiato».
La Lombardia si sveglia un giorno e scopre che si può essere eletti in Regione comprando voti dai boss. Che effetto le fa?La ’ndrangheta qui è diffusissima, il fenomeno è noto agli inquirenti da anni, ma è stato sottovalutato dalla politica e dai prefetti perché finora i boss hanno usato più la corruzione della violenza. Ma la corruzione degli amministratori pubblici non è altro che una duplicazione di quello che si è visto in Calabria. E se la Lombardia non saprà reagire, tra qualche anno sarà trasformata.
Che cosa intende per reagire?
La magistratura inquirente e le forze dell’ordine stanno svolgendo un’opera silente ma importantissima, eppure non basta. Per fortuna la società civile lombarda è molto più solida di quella di altre regioni del Sud, ma la tenuta non può durare a lungo se non si alza il livello d’allarme. La società economica deve muoversi con maggiore decisione, perché in gioco non c’è solo la tenuta democratica, ma anche quella economica della regione. La presa di posizione delle associazioni imprenditoriali è insufficiente.
In che senso?La risposta degli imprenditori è inadeguata alla portata della minaccia, non si può vincere la sfida in questo modo, non basta fare manifesti, qui servono prese di posizione più forti e l’espulsione degli imprenditori che non denunciano. Gli inquirenti non possono essere lasciati soli in questa battaglia, la società civile e quella economica devono fare molto di più.
Quali sono gli ambiti da presidiare? Che anticorpi vanno attivati?
Edilizia, costruzioni, infrastrutture viarie, ora l’Expo. È chiaro che la Lombardia fa gola. E 'questi' sono bravissimi a inserirsi nei settori chiave, bravi a capire i punti deboli di un territorio o di un’istituzione, a controllare i voti, a spostare centinaia e centinaia di residenti per fare eleggere chi vogliono. L’acquisto di 'assessorati' è uno degli strumenti classici per avviare il meccanismo della corruzione.La politica come può reagire?
Non ha ancora ben compreso la posta in gioco. Qui il problema non sono solo le dimissioni del Governatore, si deve cambiare sistema, metodo, teste, moralità. Come dice il giudice Nicola Gratteri: dove c’è clientelismo c’è anche corruzione e c’è anche mafia. Pochi si rendono conto che oggi la Lombardia è diventata più pericolosa della Sicilia.
Massimo Calvi
Avvenire 12.10.12